Se a determinare una rivoluzione è un bisogno della singola persona che diventa volontà collettiva, possiamo dire che quello che sta accadendo nel mondo della pedalata è sicuramente una rivoluzione. Gentile, ma non per questo meno dirompente. La pandemia e una rinnovata sensibilità ai temi ambientali hanno fatto esplodere l’utilizzo della bicicletta, non solo per i piccoli spostamenti quotidiani, ma anche a livello turistico, facendo crescere un nuovo settore economico: il cicloturismo, definito e raccontato dal report “Italia in bici” realizzato da Repower in collaborazione con l’Università IULM.

Il cicloturismo è una piccola potenza economica dalle prospettive interessantissime, che muove ogni anno in Europa oltre 50 miliardi di euro, di cui quasi un decimo (4,6 miliardi secondo Banca Ifis) in Italia.

Un ruolo sempre crescente in questo scenario è quello rappresentato dalle e-bike, che stanno ridefinendo il concetto stesso di bicicletta e rappresentano un fenomeno destinato a trainare la domanda nei prossimi anni. Secondo le previsioni della Confederation of the European Bicycle Industry (CONEBI) e della European Cyclist Federation (ECF), infatti, dai 3,7 milioni di unità vendute in Europa nel 2019, le e-bike arriveranno a quota 17 milioni nel 2030.

I benefici dello sviluppo di questo indotto sono innegabili: da quelli per la salute di chi pedala a quelli ambientali (in termini di abbattimento delle emissioni di CO2, ma anche di un minore livello di consumo di suolo) passando per lo sviluppo del territorio e del relativo business. Aspetti tutt’altro che trascurabili, questi ultimi, sotto il profilo della profittabilità economica: secondo la Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta (FIAB), ogni euro investito per costruire una ciclovia ne restituisce 3,5 al territorio. E a progetto ultimato, ogni chilometro di percorso potrebbe generare un indotto annuo sulla zona attraversata di 110 mila euro. Infine, una rete di ciclovie diffuse e ben organizzate riuscirebbe a far entrare nelle casse dello Stato due miliardi di euro allanno.

Una rete di ciclovie efficiente e capillare è il presupposto di base per lo sviluppo del cicloturismo che, giova ricordarlo, rappresenta un servizio importante anche per la popolazione residente. E su questa necessità che sta lavorando Repower con DINAclub, network di ricarica per e-bike e punto di riferimento per appassionati delle due ruote. Al centro del progetto DINA, la prima rastrelliera per e-bike realizzata dal designer Makio Hasuike. Perfetta sia per spazi esterni sia al chiuso, permette di parcheggiare sette bike e ricaricarne quattro in contemporanea. Un supporto fondamentale per ciclisti e cicloturisti, una popolazione gentilmente rivoluzionaria.