È ormai evidente da anni che il modello economico cosiddetto lineare, basato sui tre classici step “produrre - utilizzare – smaltire”, non è più praticabile a livello globale. Il nostro pianeta da un lato sta per esaurire le proprie scorte di tante materie prime, e dall’altro è sommerso dai rifiuti. Per un futuro sostenibile, che peraltro è l’unica strada possibile, è necessario un cambio di rotta, un ribaltamento dei modelli produttivi così come siamo stati abituati a immaginarli finora.

E quella dell’economia circolare sembra essere una risposta in questo senso, non solo per “limitare i danni” di una gestione delle risorse spesso scriteriata, ma anche per creare ricchezza e benessere.

L’economia circolare si fonda su cinque pilastri:

  • utilizzo di risorse sostenibili, quindi fonti di energia rinnovabili e materie prime riciclabili e biodegradabili;
  • revisione del concetto di proprietà di un bene in favore di quello di servizio offerto in uso al cliente da parte dell’azienda;
  • sharing mood, al cui interno operano piattaforme di condivisione dove proprietari e utenti cooperano con lo scopo di risparmiare e di utilizzare le risorse in modo efficiente;
  • allungamento del ciclo di vita dei prodotti che andrebbero progettati per essere riparati piuttosto che smaltiti non appena hanno un problema di funzionamento, in contrapposizione alla cosiddetta “obsolescenza programmata” di molti device, fortemente sostenuta da diversi produttori;
  • riciclo e riutilizzo di prodotti, parti di prodotti e materie prime che possono essere recuperati e rigenerati per tornare a vivere.

Un approccio di questo tipo, per avere un impatto reale, deve essere sostenuto dalla politica e dai governi, dalle persone che decidono individualmente di operare delle scelte di vita e di consumo orientate in senso circolare, ma anche dalle aziende, che giocano un ruolo chiave in questa partita. Nello specifico, le aziende del settore energetico sono particolarmente attive e impegnate su questo fronte. Lo rivela il Circular Economy Report, redatto dall’Energy&Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano che ha analizzato (studiando le pratiche di economia circolare adottate, gli ostacoli incontrati e i driver che ne hanno sostenuto la diffusione) le attività di oltre 150 imprese divise in quattro settori: “Costruzioni”, “Automotive”, “Impiantistica Industriale” e “Resource & Energy Recovery”. Quest’ultimo settore, quello energetico, è risultato il meglio attrezzato. Un dato che non stupisce: chi si occupa di energia conosce l’importanza delle risorse e del loro impiego in chiave di efficienza.