Quella del vento è la prima fonte di energia che viene in mente quando si parla di rinnovabili, sia per la sua diffusione a livello globale, sia perché tutti abbiamo ben chiara la fisionomia dei parchi eolici. Esistono, però, alcuni pregiudizi legati all’energia eolica su cui vale la pena fare chiarezza. Eccone tre.

1) L’eolico non crea posti di lavoro. “Si tende a pensare che questo settore non generi occupazione perché non ci sono lavoratori fisicamente presenti ogni giorno negli impianti - spiega Laura Ruffini, direttrice Fonti Rinnovabili e Progetti Speciali di Repower Italia -. Secondo uno studio condotto da Anev e Uil, invece, si stima che gli addetti in questo settore in Italia siano 16 mila. In questo numero sono comprese le professionalità impegnate nelle fasi di sviluppo, i progettisti, i player che forniscono le turbine, i fornitori e chi si occupa della manutenzione. Inoltre, se l’obiettivo è di raddoppiare la potenza eolica installata in Italia, che nel 2021 è stata di 11 gigawatt, è implicito che ad aumentare saranno anche i posti di lavoro”.

2) L’eolico ha un impatto significativo sull’ambiente. “Sotto questo profilo, nel corso degli anni è aumentata di molto la consapevolezza e la conoscenza da parte degli addetti ai lavori. La produzione di energia eolica inizia ad avere una storia nel nostro paese, basti pensare che il primo impianto Repower è entrato in funzione nel 2004. I progetti dei grandi parchi eolici sono oggi soggetti a studi di valutazione molto approfonditi. Sono estremamente dettagliati e accurati sia per quanto riguarda l’impatto visivo, sia per quanto riguarda il rumore”. E anche la tutela dell’avifauna è tenuta in grande considerazione. “Ogni anno produciamo un report su questo tipo di impatto e abbiamo visto che gli uccelli si adattano alla presenza delle pale eoliche. La discontinuità maggiore è legata al periodo di costruzione del parco. Per questo abbiamo cura nel realizzare i cantieri lontani dal periodo migratorio”. Altro tema è legato ai parchi eolici offshore, costruiti in mare aperto. “Ci sono diverse strategie per minimizzare questo tipo di impatto, come quella di tenersi a distanza elevata dalla costa con i cosiddetti impianti “galleggianti”, e di evitare rotte nautiche, rotte migratorie dell’avifauna, aree di pesca… quindi esistono impianti offshore, che sono progetti di fatto virtuosi e non impattanti”.

3) L’eolico è una fonte “discontinua”. Dal momento che il vento appare come un fenomeno inafferrabile e per certi versi imprevedibile, viene da chiedersi quanto sia certo che soffierà nel luogo dove si è deciso di costruire una centrale. “In realtà, in fase di progettazione del parco eolico vengono fatte molte valutazioni sul livello di ventosità dell’area, valutazioni che convengono in primis a chi costruisce, perché si tratta di un parametro che determina la futura redditività di quell’investimento. La maggior parte delle energie rinnovabili non ha una produzione flat, uniforme nel tempo, né su base giornaliera, né su base stagionale, infatti si definiscono fonti “non programmabili”, caratteristica che rende necessaria una politica energetica di lungo periodo che ambisca ad un mix energetico in grado di sopperire a questo aspetto, con una marcata differenziazione delle fonti energetiche e  con un adeguato livello di stoccaggio”, conclude Laura Ruffini.