“Ti dà la carica” è una delle frasi che più di frequente associamo a una canzone. Un modo di dire, indubbiamente, ma fino a un certo punto. Perché un fondo di verità “in senso letterale” c’è davvero dietro questa affermazione. Che la musica sia un booster di energia è un dato di fatto, che non serve spiegare, motivare e argomentare. È così e basta. Lo sappiamo, lo sentiamo. Lo sanno tutti i runner amatoriali, i ciclisti della domenica e gli sportivi in genere che, un attimo prima di iniziare ad allenarsi, indossano le cuffie come se indossassero il mantello di un supereroe. 

Quello della musica come propulsore di energia è un argomento che ha affascinato diversi studiosi e ricercatori. Costas Karageorghis, esperto di Sport, Health & Excercise Sciences della Brunel University di Londra si è occupato per molto tempo degli effetti della musica sulle performance degli atleti. Ed è giunto alla conclusione che la musica può davvero migliorare i risultati di uno sportivo, con effetti analoghi a quelli di farmaci e sostanze dopanti, senza conseguenze legali o effetti nefasti sulla salute, fortunatamente. Secondo Karageorghis i benefici della musica sono diversi e possono essere suddivisi tra due differenti modalità d’ascolto: pre-esercizio, quando può aiutare a seguire con più precisione il riscaldamento e la routine pre-gara e può motivare e predisporre al giusto stato d’animo, diminuendo – nel caso di esercizi anaerobici – la percezione della fatica fino al 10%; durante l’allenamento vero e proprio, invece, la musica aiuta ad aumentare la concentrazione, potenziare la performance e tenere lontana la fatica. Senza contare tutta un’altra serie di studi e ricerche che attestano gli effetti positivi della musica non solo sul livello di energia, ma anche sulla salute in generale, sulla risposta immunitaria e sul benessere psicoemotivo.

Quello tra musica ed energia è tuttavia un binomio che va oltre le risposte dell’organismo a note, accordi e melodie, e sconfina addirittura nella produzione di energia da fonti rinnovabili. Secondo uno studio condotto dai ricercatori delle università londinesi Queen Mary e Imperial College, le vibrazioni causate dal tono e dalle alte frequenze pop e rock incrementano del 40% la produzione di energia nelle celle solari. E se determinate vibrazioni sono in grado di aumentare la produzione di energia green, è vero anche il processo inverso: l’energia pulita è capace di alimentare – concretamente – la produzione musicale. In Inghilterra, infatti, alcuni studi di registrazione, tra cui quello iconico – anzi mitologico – di Abbey Road sono alimentati in modo sostenibile grazie a turbine eoliche e pannelli fotovoltaici. È suggestivo e significativo che un luogo magico come Abbey Road, che ha fatto la storia della musica, dove sono passati Queen, U2, Oasis, Muse, Radiohead, Deep Purple, Kylie Minogue, Blur e tanti altri viva di energia pulita. Ancor di più se si pensa che le canzoni, i prodotti finali di uno studio di registrazione, sono esse stesse una fonte di energia – per le persone – totalmente a impatto zero.