Esiste il gusto innegabile dell’oggetto nuovo, della confezione da scartare, della superficie liscia, di uno schermo che si accende per la prima volta, di tenere fra le mani qualcosa di appena comprato. Esiste tutto questo. Ma esiste anche – e forse oggi esiste “di più” – la consapevolezza che tanti oggetti nuovi (di qualsiasi tipo) vanno inevitabilmente ad accrescere la quantità di rifiuti da smaltire.    

Riparare per riutilizzare, prolungando così il ciclo di vita dei prodotti, non è una tendenza romantica di chi si affeziona agli oggetti, ma un’istanza ecologica che si sta facendo sentire sempre di più. Se fino a ieri immettere sul mercato prodotti dall’obsolescenza programmata poteva essere una strategia, adesso, complice una rinnovata sensibilità verso la sostenibilità ambientale la direzione è un’altra.

Ne sono convinti i membri della community Right To Repair, movimento internazionale attivo dal 2019 che raccoglie oltre 40 organizzazioni attive sulla tematica del repair in 16 Paesi europei. Organizzazioni non governative, network di attivisti, gruppi di discussione, persino una library gratuita che raccoglie 50mila manuali di riparazione con lo scopo di aiutare i consumatori a riparare i propri device piuttosto che buttarli via. L’obiettivo è quello di avere delle policy favorevoli alla riparazione e al riutilizzo. Il che significa:

  • device assemblati in modo da essere riparati;
  • istruzioni di riparazione chiare;
  • disponibilità di pezzi di ricambio.

E qualcosa si sta muovendo in questa direzione: in Francia, ad esempio, è passata la norma secondo cui i dispositivi tech come computer, smartphone, tablet, fotocamere avranno un indice di riparabilità espresso da 0 a 10. In questo modo il consumatore avrà un’indicazione chiara sull’"aspettativa di vita” del prodotto acquistato.

Riparare piuttosto che smaltire significa rispettare il pianeta e avere consapevolezza di quanto sia problematico lo smaltimento dei rifiuti, in primis di quelli elettronici. Non si tratta di privarsi di qualcosa, ma di utilizzare al meglio le risorse a disposizione. Esattamente come accade per l’efficienza energetica: l’obiettivo non è consumare meno, ma ridurre gli sprechi!