Chissà perché quando si parla genericamente di acque inquinate, tutti pensiamo immediatamente agli oceani, alle spiagge, o comunque a immagini legate agli ecosistemi marini. In realtà la salute dei mari, a livello ambientale, è legata indissolubilmente a quella dei fiumi. Basti pensare che, a livello globale, l’80% della plastica che finisce nei mari è trasportata dal corso dei grandi fiumi, per un totale di 11 milioni di tonnellate di rifiuti in plastica. L’inquinamento dei mari è in buona sostanza il riflesso delle condizioni in cui versano gli ecosistemi fluviali.

 

Simbolica è, a questo proposito, la vicenda della sentenza di una corte suprema indiana sullo status del Gange, il fiume simbolo del sub-continente. Il 20 marzo 2017 questo tribunale ha pronunciato una storica sentenza che riconosceva lo status di persona giuridica al Gange e al suo affluente più importante, lo Yamuna. Rendere questi due fiumi soggetti portatori di diritti aveva l’obiettivo di salvarne l’ecosistema, messo a rischio dalle attività umane inquinanti lungo le sue sponde. Il Gange scorre infatti per oltre 2500 chilometri dai ghiacciai dell’Himalaya al Golfo del Bengala. L’aumento della popolazione negli ultimi decenni ha determinato una crescita esponenziale di sostanze pericolose nelle sue acque. Ogni anno, infatti, 1,5 miliardi di litri di acque di scarico non trattate e 500mila litri di scarichi industriali vengono sversati nel fiume considerato sacro dalle popolazioni Indù.

 

Sebbene in Italia la situazione sia decisamente meno grave, non possiamo certo dirci esenti da rischi e pericoli per la salute degli ecosistemi fluviali. Un’indagine del 2021 ha quantificato, in media, 589 rifiuti ogni 100 metri di sponda. Uno dei problemi principali dei nostri fiumi è quello dei rifiuti in plastica e microplastica. Il Mar Mediterraneo ha infatti una delle concentrazioni di microplastiche più alte in assoluto, con 1,25 milioni di microplastiche per chilometro quadrato.

 

Fortunatamente, sono diversi i soggetti impegnati nell’ideazione e nella messa a punto di soluzioni smart per pulire i fiumi, dai dispositivi galleggianti che sfruttano le correnti dei fiumi per convogliare e raccogliere i rifiuti, alle chiatte “cattura-rifiuti” strategicamente ancorate alla foci.

 

Una situazione che ha effetti economici negativi immediatamente percepibili: i danni da esondazioni sono monetizzabili in circa 100 miliardi di dollari l’anno. Un motivo in più, ma certamente non il primo, per iniziare a tenere alta l’attenzione sullo stato di salute degli ecosistemi fluviali in tutto il mondo.