Quando parliamo di ambiente, sostenibilità e inquinamento – e ultimamente se ne parla sempre di più – abbiamo in mente la Terra come luogo di riferimento. Tutto accade sulla Terra, inteso come pianeta costituito da acqua, terraferma e persone che la abitano. In realtà anche lo spazio è una dimensione interessata a questo dibattito. Basti pensare che per certi versi la consapevolezza dei danni da inquinamento nasce proprio da un’osservazione spaziale, quella fatta sul buco dell’ozono, che aprì la strada a molte tematiche ambientali, di cui si iniziò a parlare nel lontano 1985.

Lo spazio è sicuramente un ambiente che può dare molto alla causa della sostenibilità, soprattutto per quanto riguarda lo studio e la ricerca, e lo fa attraverso i satelliti artificiali. Apparecchi messi in orbita dalle stazioni spaziali internazionali per raccogliere informazioni a uso civile, commerciale e militare. Oggi sono circa quattromila i satelliti attivi attorno alla Terra e si rivelano utili anche per monitorare i dati relativi al riscaldamento globale, al movimento dei ghiacciai, alle condizioni delle foreste e all’estensione dei deserti. Questo lavoro permette di conoscere e di dare una spiegazione al fenomeno dei cambiamenti climatici, dalle cause che lo hanno determinato alle sue possibili evoluzioni. Non è un caso, infatti, che l’Onu abbia inserito la tecnologia spaziale come fattore chiave per il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030.

Ma anche lo spazio è soggetto a molteplici tipi di inquinamento. Il primo è quello derivante dalla luce artificiale: lampioni, edifici, fuochi d’artificio, automobili, insegne. Tutte queste “distrazioni” provocano una diminuzione della sensibilità nella visione degli oggetti celesti. E lo dimostra il fatto che nei cosiddetti Paesi ricchi non esistono quasi più telescopi a elevata potenza, dal momento che è sempre più difficile trovare un cielo realmente buio che possa essere osservato. C’è poi l’inquinamento radio, costituito dalle bande radio dedicate alle telecomunicazioni che invadono quelle utilizzate per la ricerca cosmologica. Un’altra fonte di inquinamento spaziale sono i satelliti che hanno smesso di funzionare e che si trasformano in detriti pericolosi per i satelliti funzionanti. Ma il tipo di inquinamento che più ci riguarda è quello derivante dalla CO2 prodotta dai trasporti che rimane a lungo nell’atmosfera.

Diversi scienziati sono al lavoro per gestire queste problematiche, ma è importante che ci sia da subito una consapevolezza diffusa sul fatto che le conseguenze delle azioni dell’uomo non finiscono ai confini del nostro pianeta. Ma si ripercuotono anche nello spazio.