Quella fra tecnologie digitali, in particolar modo la realtà virtuale, e la sostenibilità è una relazione recente ma complessa, dai risvolti imprevedibili per gli osservatori non particolarmente coinvolti su queste tematiche.
La realtà virtuale – che, insieme alla realtà aumentata, a quella mista e al video mapping, fa parte del settore delle Extended Reality, o XR – è da tempo utilizzata per creare consapevolezza sugli habitat naturali minacciati, sulle specie a rischio e sul climate change. Diversi sono gli esempi di impiego di queste tecnologie, soprattutto nell’area gaming. Ad esempio, all’interno dell’Arts and Science Museum di Singapore è possibile vivere l’esperienza di realtà aumentata “Into the wild”, creata dal WWF in collaborazione con il museo, che catapulta l’utente in una foresta tropicale. Queste modalità permettono anche di mettere a fuoco la reale portata dell’impatto delle nostre azioni sul pianeta. Il virtuale si mette al servizio del reale. E funziona.
Secondo i ricercatori del Virtual Human Interaction Lab dell’università di Stanford, infatti, siamo più propensi a ridurre il consumo di carta dopo avere assistito, virtualmente, al taglio degli alberi di una foresta.

Un altro modo per stimolare una riflessione sul futuro del pianeta è quello di visualizzare le città come saranno nel futuro, come accade in “Venice 2089” che mostra la città lagunare trasformata a causa dell’innalzamento del livello del mare. Puntare sui videogiochi è oggettivamente una strategia vincente, dal momento che al mondo i gamer sono una persona su tre. Lo sa bene anche l’Onu, che nel 2019 ha dato vita alla “Play for the planet alliance”, una partnership con 50 aziende dell’industria dei videogame – in grado di raggiungere 100mln di persone – che ha l’obiettivo di includere nei giochi alcune tematiche legate alla sostenibilità.

Resta il fatto che anche il comparto delle tecnologie digitali in generale e nello specifico della Extended Reality ha esso stesso un impatto ambientale, un’impronta che va comunque valutata, anche se il prodotto finale di questo settore è il più delle volte immateriale ed esperienziale. Tuttavia, l’industria che sviluppa queste tecnologie è molto attenta alla sostenibilità. E non potrebbe essere diversamente, proprio perché questo settore ha come interlocutori e utilizzatori persone particolarmente sensibili alle tematiche ambientali. Senza contare un’ulteriore ricaduta positiva che hanno queste tecnologie: facilitano infatti l’internazionalizzazione delle imprese, anche piccole e medie, la formazione, l’intensificazione dei contatti e degli scambi, oltre che la fruizione dei beni culturali. Il virtuale, quindi è tutt’altro che un gioco.