O turismo, o niente. Sembra che la montagna sia destinata a questo aut-aut. In realtà la montagna non è solo piste da sci, strutture ricettive e vette innevate. Esiste un intero universo, la “montagna di mezzo”, da conoscere sicuramente a livello paesaggistico, ma soprattutto in relazione alla dimensione umana. “Montagna di mezzo” è anche il titolo del libro di Mauro Varotto, professore di Geografia all’Università di Padova, che ne parla in questi termini: “Montagna di mezzo non è una definizione esclusivamente altimetrica, che colloca questo paesaggio tra la pianura e le alte vette. È anche un territorio dove la mediazione tra la presenza umana e lambiente risulta centrale. Chi vive in montagna è chiamato a relazionarsi con questo ambiente al di là del turismo. Si tratta di integrare la “montuosità”, ovvero la dimensione orografica, la pendenza fisica, con la “montanità”, che fa riferimento alla dimensione culturale del territorio”.

In quest’ottica si inserisce quella spinta verso il ripopolamento dei piccoli comuni di montagna cui stiamo assistendo negli ultimi anni. L’Italia, infatti, vanta sicuramente un patrimonio enorme di bellezza e natura fra le sue montagne, ma anche tante opportunità abitative e lavorative in quota.

Una di queste possibilità è quella del progetto dell’Unione europea “Smart rural”, che ha l’obiettivo di sostenere e ripopolare piccoli borghi rurali puntando su servizi, sostenibilità e digitalizzazione, invertendo così la rotta spopolamento a favore della rivitalizzazione delle attività economiche. Smart rural prevede diverse attività tra cui percorsi di consulenza per territori montani, strategie per attirare smart worker e per condividere buone pratiche tra le varie comunità. Completano il progetto iniziative di riqualificazione immobiliare e gestione del patrimonio agricolo. Nel 2020 sono stati selezionati 17 villaggi montani che hanno avuto accesso a questo modello virtuoso di gestione e sviluppo, tra cui quello di Ostana in provincia di Cuneo. Un secolo fa Ostana aveva una popolazione di 1200 abitanti, ridotti a dieci alla fine degli anni ’90 e risaliti oggi a quota 100.

“Montagna non è solo natura estrema, ma è un luogo dove la presenza dell’uomo ha un ruolo attivo e positivo anche dal punto di vista naturalistico. L’uomo non è solo un agente impattante, ma anche un biodiversificatore”, continua Varotto. Per poterla vivere in armonia serve però un nuovo approccio culturale. “Secondo la visione urbana, lambiente è a misura duomo, ma in montagna non funziona così. La montagna non è al servizio del turismo o dei turisti. E, anche se questo territorio ha un grosso deficit di manutenzione, l’unico modo per mettere in sicurezza la montagna è mettere in sicurezza l’uomo che attraversa la montagna, rendendolo consapevole dei rischi e dei pericoli. Bisognerebbe educare alla montagna, farla conoscere al netto della retorica sulla purezza della natura incontaminata che non permette di coglierne la complessità territoriale”.