Fra le categorie che più hanno sofferto le restrizioni dovute al Covid, quella degli ospiti delle RSA, Residenze Sanitarie Assistenziali, è stata sicuramente una delle più colpite. E adesso che si sta tornando alla normalità, si può ricominciare a pensare a iniziative dedicate agli anziani che vivono in questi contesti. Come il progetto “Musica sul Filo”, sostenuto da Repower e ideato dal Maestro Matteo Fedeli, violinista di fama internazionale, per offrire agli ospiti delle RSA concerti di musica classica tenuti da giovani musicisti di talento.

“Musica sul Filo”, nato all’interno dell’associazione Solo d’Archi, è un percorso musicale e sociale che al momento prevede dieci date in altrettante residenze di Milano e dintorni, con l’idea di allargare al più presto gli orizzonti geografici.

“Volevo sicuramente portare musica di qualità alle persone anziane, che vivono questo tipo di eventi con grandissima partecipazione ed entusiasmo. Ma volevo anche dare ai giovani musicisti coinvolti un’opportunità di crescita a diversi livelli. Credo che i giovani, per diventare musicisti e persone migliori, debbano confrontarsi con le diverse sfaccettature della vita quotidiana. Non esiste soltanto il momento di suonare su un palcoscenico, davanti a un pubblico che viene per ascoltare una performance.
Suonare in contesti così diversi come una RSA dà la possibilità a un giovane di capire realmente qual è il valore della musica, di crescere dal punto di vista umano e avere consapevolezza di quante emozioni può trasmettere la voce del suo strumento”, spiega Matteo Fedeli.

I musicisti sono ragazzi tra i 18 e i 24 anni, selezionati all’interno delle masterclass estive tenute dal Maestro. Professionisti appena diplomati al conservatorio o agli ultimi anni in grado di regalare una performance di alto livello. Lorganico strumentale varia dal duo al quartetto e prevede la partecipazione, a seconda delle esigenze, di un Maestro accompagnatore. “E questo aspetto rappresenta un importantissimo momento di scambio e di crescita musicale per i giovani che hanno la possibilità di collaborare con musicisti d’esperienza”.

Ma non è tutto: con il passare del tempo, occasioni di questo tipo conferiscono una maggiore capacità di esprimere la musica. “Un pathos e un coinvolgimento più intensi nel produrre il suono che rendono migliore anche l’esecuzione tecnica – conclude Matteo Fedeli . E gli ospiti, che il più delle volte non sono esperti, capiscono subito che stanno assistendo a uno spettacolo di qualità. La musica arriva prima e meglio delle parole. Non facciamo musicoterapia, ma è innegabile che la musica abbia un effetto terapeutico”.