C’è una donna all’origine dell’epopea imprenditoriale di Reynaldi, azienda piemontese attiva nel settore beauty da oltre 40 anni. Una realtà nata dallo slancio e dalla capacità di Maria Grazia Reynaldi, prima laureata in Italia con una tesi sperimentale sulla chimica dei prodotti cosmetici. La dottoressa Reynaldi nel 1980 apre un negozio-laboratorio dove produce e vende cosmetici. Il successo è immediato, ma il grande salto, per quanto riguarda la fisionomia aziendale, arriva nel 2000, con l’ingresso in società dei figli (Marco e Andrea Piccolo, rispettivamente direttore vendite e di produzione) e l’inizio dell’attività di lavoro conto terzi, che oggi occupa il 90% del fatturato. “Siamo sempre stati in crescita, e in particolare dal 2008 i numeri dicono sempre +25% all’anno, con una produzione di 100mila pezzi al giorno, il cui 75% viene esportato all’estero. E per poter continuare a crescere investiamo il 13% del fatturato in ricerca e sviluppo”, racconta Marco Piccolo. L’attività di Reynaldi, che abbraccia tutto il settore beauty dallo skincare alla profumazione alcolica fino alla detergenza, parte dallo sviluppo di formule di proprietà e termina con il trasporto della merce prodotta internamente.

Uno scenario che sarebbe già più che soddisfacente, ma la proprietà è voluta andare oltre. “Abbiamo cercato di creare un’impresa dove il profitto non è al primo posto. Volevamo avere un impatto positivo sull’ambiente e sulla società, a partire da quello che succede in azienda. Per questo, perché teniamo alla qualità della vita dei nostri collaboratori, abbiamo deciso di chiudere la produzione ogni giorno alle 16.30, in modo che le persone abbiano tempo per dedicarsi ad altro, alla famiglia, a se stessi, alle proprie passioni e interessi. In questa stessa ottica abbiamo stabilito la divisione degli utili: un terzo viene capitalizzato, un terzo va ai soci e un terzo ai collaboratori. Vogliamo per tutti una vita di qualità e un lavoro che valorizzi le persone. E questo ci permette di crescere e di attrarre tanti talenti”.

Un percorso coerente fra molti aspetti della vita e della storia aziendale: nel 2016, prima in Italia, Reynaldi diventa Società Benefit, ovvero un’organizzazione profit che persegue anche obiettivi sociali. “Portiamo avanti diversi progetti di economia civile in grado di generare profitto e benefici sociali, come la coltivazione di erbe officinali – impiegate nella produzione – nei terreni confiscati alla mafia”. E non poteva mancare un’attenzione alla sostenibilità ambientale in senso proprio. “Tra le varie azioni che abbiamo intrapreso, c’è il sistema di recupero delle acque di produzione, che ci permette di stare a zero per quanto riguarda lo spreco idrico. Zero sotto il profilo delle emissioni di Co2, mentre sotto il profilo dei rifiuti, siamo al 97% di materiali riciclati. E, dal momento che i pannelli solari che abbiamo istallato non erano sufficienti a coprire il nostro fabbisogno energetico, in ottica di abbattimento delle emissioni, abbiamo scelto Repower come partner per l’energia. Perché se parliamo di sostenibilità, dobbiamo ricordarci che non siamo delle isole, ma delle catene di fornitura. E quindi è importante non solo essere sostenibili singolarmente, ma avere anche dei partner che lo siano”, conclude Marco Piccolo.