Non ci sono ancora regole precise e indicazioni di attuazione, ma dal 1° gennaio di quest’anno è diventata obbligatoria nel nostro Paese la raccolta differenziata dei materiali tessili. L’Italia arriva con tre anni di anticipo rispetto all’Europa, che ha segnato il 2025 come data dell’obbligatorietà di questa norma.

Come per tutte le differenziazioni dei rifiuti, anche per quanto riguarda i tessili lo scopo è diminuire l’impatto ambientale di questo settore promuovendo il riutilizzo e il riciclo.

La quota dei tessili, stando ai dati Ispra, pesa sul totale dei rifiuti indifferenziati – e quindi non riciclabili – per il 5,7%, con una media nazionale di circa 2,6 chili per abitante. Parliamo di circa 663mila tonnellate/anno di materiale che attualmente viene smaltito o incenerito e che, se differenziato, potrebbero produrre un impatto sull’ambiente decisamente minore.

In Italia sono ormai 25 anni (dal Decreto Ronchi del 1997) che esiste concretamente la raccolta differenziata e, sebbene siamo tutti dei fuoriclasse, c’è sempre qualcosa da imparare o almeno da non dimenticare quando si tratta di smaltire correttamente i vari materiali.

Ecco un vademecum da copiare e incollare in prossimità della vostra “trash zone”:

  • se ci sono dubbi sulla destinazione di un rifiuto, si può sia controllare l’indicazione sulla confezione, sia verificare le disposizioni del proprio comune di residenza;
  • quando si tratta di smaltire un oggetto costituito da più materiali diversi, è bene smontarlo così da mandare ogni pezzo al posto giusto;
  • il modo più corretto di gestire i contenitori di plastica (per distacco il materiale più pericoloso per l’ambiente) è di differenziarli dopo averli puliti, sciacquati e schiacciati, così da occupare anche meno spazio;
  • attenzione ai nuovi pack di frutta e verdura. Alcuni sembrano di plastica (un tipo di plastica particolarmente rumorosa e “crepitante” quando viene maneggiata), ma recano ben chiara la scritta “COMPOSTABILE” e quindi vanno smaltiti nell’umido.