A pensarci in termini contemporanei e di sostenibilità, le biblioteche, fin dalla loro comparsa svariati secoli fa, sono state l’avamposto dell’economia circolare. Il concetto dei libri in prestito rispetta infatti tutti i dettami di questa visione: riciclo, riutilizzo, condivisione e riduzione dei rifiuti da smaltire. Oltre che, naturalmente, diffusione democratica del sapere.

E allora perché non applicare quest’idea anche ad altri beni? Deve aver pensato questo chi ha inventato le “tool library”. Si tratta di piattaforme, fisiche o digitali, dove è possibile prendere in prestito oggetti, di vario tipo e di cui si sa con certezza che, se acquistati, verranno utilizzati ben poco. Di solito i beni più richiesti sono attrezzature da campeggio, utensili per il fai da te e piccoli elettrodomestici.

 

Le tool library, diffuse soprattutto negli Stati Uniti e in Inghilterra, ma che cominciano a fare capolino anche in Italia, rappresentano un servizio a favore della comunità che ha diversi vantaggi per le persone e per l’ambiente:

- un vantaggio economico, perché in questo modo è possibile prendere in prestito senza acquistare oggetti talvolta costosi e poco utilizzati;

  • un vantaggio in termini di spazio risparmiato nei ripostigli e nelle cantine (chi di noi non ha ammonticchiati negli angoli più nascosti di casa degli oggetti completamente inutili, ma che per qualche motivo sono stati acquistati?);
  • un vantaggio ecologico. Meno oggetti circolano e meno rifiuti ci sono nel pianeta. Un concetto doppiamente valido se stiamo parlando di dispositivi elettronici, materiali in plastica, oggetti difficilmente scomponibili e riciclabili. In due parole, difficili da smaltire.

 

Oltre che a fornire un reale beneficio alla comunità e all’ambiente, le tool library rappresentano un modo per aumentare la consapevolezza e tenere alta l’attenzione su temi attualissimi come l’inquinamento da eccessiva produzione di rifiuti e il loro corretto smaltimento.