Cosa c’entra l’invasione dell’Ucraina con l’aumento dei prezzi dell’energia? Perché cresce il costo dell’elettricità se è il gas naturale quello che importiamo dalla Russia? Ma soprattutto, quando torneranno a scendere i prezzi? Sono queste alcune fra le questioni più dibattute del momento. Perché, subito dopo la crisi umanitaria, è quella economica a tenere banco. E i prezzi delle materie prime hanno un ruolo importantissimo nel determinare lo stato di salute delle economie nazionali.

Le bollette delle forniture di energia sono lievitate, è però possibile dare un senso a quello che c’è dietro questo fenomeno, che parte da lontano “L’aumento del costo dell’energia andrebbe inquadrato a partire dal crollo del prezzo di questo bene – spiega Luca Albini, Responsabile Planning e Pricing di Repower Italia – datato 2020. Lo scoppio della pandemia ha causato una flessione della domanda di energia e il suo prezzo è sceso come non mai. Per poi risalire l’anno successivo con la ripresa economica e una rapida crescita della domanda di consumo. I primi aumenti di prezzo si sono registrati in questo frangente, quando, esaurite le scorte, è tornata ad aumentare la produzione. Senza contare il fatto che la possibilità di una crisi internazionale aveva messo in guardia i mercati ben prima dello scoppio della guerra”.

Un altro elemento che ha contribuito al rialzo dei prezzi è stato il meccanismo di formazione del prezzo di acquisto del gas: “I vecchi contratti di approvvigionamento di gas naturale, con cui i grandi operatori acquistavano grossi quantitativi di materie prime a prezzi contrattuali legati a indici di mercato (es. brent), sono cambiati nel tempo. La nascita e lo sviluppo di borse organizzate hanno fatto crescere di importanza i prezzi formati in conseguenza al libero scambio fra operatori, aspetto che ha contribuito ad aumentare il peso dell’andamento delle quotazioni di breve periodo (spot) sul prezzo di approvvigionamento del gas. Questo talvolta può generare opportunità, come per il crollo dei prezzi durante la pandemia, ma in generale fa aumentare la variabilità del prezzo a fattori esterni e improvvisi, come la guerra in Ucraina. E naturalmente, il “peso” della bolletta è strettamente legato al prezzo della materia prima acquistata dall’azienda che vende l’energia ai propri clienti”.

Eppure le forniture di gas russo verso l’Italia non si sono mai interrotte dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina, e non sono nemmeno diminuite. “Di fatto non è cambiato nulla a livello di scambi commerciali, ma l’instabilità internazionale, l’incognita sui futuri rapporti tra Paesi e il crescere delle ostilità sono situazioni che determinano sempre un aumento dei prezzi e della volatilità”.

In questo scenario di drammatica incertezza, da un lato viene da chiedersi quando si tornerà a una normalità – un po’ come è accaduto durante la pandemia –, dall’altro ci si domanda quali sono le alternative alla dipendenza dal gas russo da parte dell’Italia. “È verosimile che i prezzi tornino a scendere e di fatto lo stanno già facendo. Tuttavia ha senso ragionare sugli approvvigionamenti alternativi al gas russo. Va detto che, in parte, la situazione attuale è il riflesso di scelte pregresse e di mancate scelte a livello di politiche energetiche di lungo periodo. Procurarsi energia in modo alternativo comporta investimenti sostanziosi a livello economico, sia sotto il profilo delle rinnovabili, sia che si tratti di creare nuovi canali di approvvigionamento da altre parti del mondo o di costruire nuovi rigassificatori per il gas liquefatto. Oltre alle risorse, serve anche tempo per questi interventi. E in Italia ne serve più che altrove, dal momento che gli iter burocratici per sbloccare nuovi impianti sono particolarmente lunghi e tortuosi, a volte scoraggianti. Quello che si può fare subito, e che ha effetti da subito, è consumare meno dove è possibile. E, dove non lo è, ottimizzare i consumi efficientando gli impianti”, conclude Luca Albini.

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