L’invasione dell’Ucraina continua a lasciare il mondo sgomento per quanto riguarda la crisi umanitaria, oggi come il 24 febbraio. La situazione economico-energetica, invece, in questi quasi cinque mesi di guerra, ha subito diverse evoluzioni. Cambiamenti che impattano anche sulla vita quotidiana di tutti noi in quanto consumatori di gas e di energia. Abbiamo fatto il punto sugli aspetti energetici della crisi internazionale con Luca Albini Head of Planning & Pricing di Repower. “Rispetto ai primi giorni di guerra, il prezzo del gas ha continuato a salire, arrivando ad aumentare anche del 50%. Questo perché, dopo il timore di un’interruzione delle forniture, è arrivata anche l’interruzione vera e propria. E consistente: il taglio verso l’Europa negli ultimi 50 giorni circa si è assestato tra il 50 e il 60%. Alcuni Paesi, per la verità poco rilevanti in termini di consumi, non stanno più importando gas russo; è il caso di Olanda, Polonia e Finlandia. In questo caso è stata la stessa Gazprom, all’inizio di maggio, a non mantenere gli accordi in essere. Altre interruzioni significative e repentine si sono registrate verso la Germania: attraverso il gasdotto Nord Stream si è passati da 167 milioni di metri cubi al giorno a 100 milioni, con un calo netto del 40-45%. Stavolta la motivazione addotta ha a che fare con le sanzioni nei confronti di Mosca, dal momento che la causa dichiarata di questo taglio sarebbe la mancanza di un ricambio per un compressore che la Russia non riuscirebbe più a reperire proprio a causa delle sanzioni”.

 

E in Italia?

“Anche i flussi verso l’Italia sono progressivamente diminuiti, fino a ridursi del 40%. Possiamo dire che globalmente oggi arriva in Europa circa un terzo in meno del gas che arrivava prima della guerra”.

 

In uno scenario non solo critico, ma anche completamente nuovo come questo, come si sta muovendo il nostro Paese?

“L’Italia, pur continuando ad acquistare gas da Mosca a caro prezzo, sta cercando una linea comune con gli altri Paesi europei per fissare un tetto al prezzo del gas. La Russia, se da un lato non ha motivo di far scendere il prezzo, ha comunque bisogno di acquirenti. Siamo di fronte a una situazione di interdipendenza. Il dato positivo è che, in questo momento, l’Italia sta facendo stoccaggio di gas in vista dell’inverno indipendentemente dal prezzo. Finora abbiamo stoccato circa il 60% delle riserve disponibili, in netto anticipo rispetto agli anni precedenti”.

 

In che modo il gas acquistato a prezzi molto alti ha un impatto sui consumatori di energia, privati e aziende?

“L’impatto è immediato per tutti i consumatori di gas e anche di elettricità forniti con un prezzo variabile, direttamente collegato quindi alle quotazioni di mercato. Proprio per ridurre questo impatto, il Governo sta eliminando dalla fattura i vari oneri di sistema e di distribuzione, che per adesso però rappresentano una quota più bassa che in passato rispetto al totale della fattura, circa del 20%”.

 

L’incertezza e la volatilità delle circostanze attuali possono spingere i titolari di una fornitura di energia a sottoscrivere un contratto a prezzo bloccato.

“Una reazione comprensibile anche se va detto che il prezzo è arrivato a livelli in valore assoluto davvero incredibili e non ci sarebbe alcuna convenienza nel fissare il prezzo alle condizioni attuali, vincolandosi a lungo su standard molto alti”.

 

Per quanto riguarda invece il lungo periodo, in che modo l’Italia sta provando ad affrancarsi dalla dipendenza da Mosca?

“Quella italiana è stata una reazione notevole in termini di tempo e di consistenza. In pochi mesi è stato messo in discussione un assetto che durava da oltre 40 anni. Oltre alla grande rapidità per quanto riguarda l’attivazione dello stoccaggio, c’è stato lo sforzo di cercare altre fonti di reperimento di materie prime, soprattutto nei Paesi africani, e di lavorare sulle energie rinnovabili. Infine, è recente la notizia che stanno per essere attivati due cosiddetti “terminali Fsru”, delle infrastrutture galleggianti di ricezione di gas liquefatto, a Ravenna e a Piombino, per sottolineare nuovamente la volontà di uscire da una situazione di costosa dipendenza”.