"Fare cose vecchie in modo nuovo - questa è innovazione”, diceva Joseph Schumpeter, di professione politico ed economista. Un’affermazione vera in generale e anche, nello specifico, per quanto riguarda l’agricoltura. Un settore al centro del dibattito data la difficoltà nella produzione e nell’esportazione di colture e cereali determinata dalla guerra in Ucraina e dalle crisi climatiche.

 

L’innovazione in ambito agricolo sta vivendo un periodo particolarmente attivo, grazie all’utilizzo di nuove tecnologie che hanno creato un giro d’affari globale - di oltre 20mld di dollari - legato al cosiddetto “smart farming”.

 

Una di queste applicazioni è l’agricoltura di precisione. Consiste nell’utilizzare  dei droni per monitorare i campi, spruzzare pesticidi dove realmente necessario, controllare se l’irrigazione è sufficiente e uniforme. L’obiettivo è rendere l’agricoltura più razionale, efficiente e sostenibile, riducendo dove possibile l’impiego di pesticidi, lo spreco di acqua e aumentando la redditività.

 

L’aumento della popolazione a livello mondiale è una realtà e questo comporta una necessità di avere un maggiore quantitativo di prodotti agricoli. In quest’ottica l’intelligenza artificiale può essere di grande aiuto: si va dai sensori di umidità per ottimizzare l’irrigazione all’impiego di veicoli agricoli a guida autonoma e di robot impollinatori.

 

La disponibilità di suolo agricolo, però, non è direttamente proporzionale alla domanda di prodotti. In quest’ambito l’innovazione arriva dalla cosiddetta agricoltura fuori suolo, un concetto teorizzato per la prima volta nel 1999. Si tratta di un tipo di coltivazione che ricorda gli scaffali di una libreria, messa a punto per risparmiare suolo, chiamata anche “skyfarming”. I vantaggi sono una maggiore produttività, risparmio di paesaggi naturali e impiego ottimale delle risorse, oltre che la possibilità di accorciare la filiera e ridurre le emissioni causate dagli spostamenti dei prodotti.

Ancora più particolari sono le tecniche di agricoltura idroponica e aeroponica. Entrambe funzionano senza terra: l’idroponica – utilizzata anche nell’antichità dalle popolazioni assiro-babilonesi – prevede la crescita di alcuni tipi di piante direttamente in acqua, dove vengono disciolte sostanze nutritive. Può essere praticata in condizioni di scarsità di suolo e in situazioni climatiche avverse. L’aeroponica, invece, avviene esclusivamente in serra e, in questo caso, l’acqua e le sostanze nutritive necessarie alla crescita delle piante, vengono nebulizzate nell’aria.

 

È proprio il caso di dirlo, l’agricoltura è il business del futuro.