L’estate è per molti aspetti la stagione delle operazioni nostalgia. Ci capita di riascoltare le vecchie hit, di trovare in televisione l’ennesima replica di una trasmissione di culto di qualche anno fa, di ritrovare amici che avevamo perso di vista e di ritornare nei luoghi dell’infanzia. Insomma, siamo nel pieno della stagione del “Ti sblocco un ricordo”.

 

Un fenomeno che purtroppo capita anche con i rifiuti in plastica che troviamo sulle nostre bellissime spiagge. I pregi dei contenitori in plastica, resistenza e indistruttibilità, si rivelano i loro principali difetti sotto il profilo dello smaltimento di questo materiale. Così, continuano ad affiorare sulle nostre spiagge migliaia di rifiuti plastici vecchi di decenni, quasi dei reperti archeologici.

 

Da qui è partito il progetto Archeoplastica, un museo virtuale dove sono raccolti reperti plastici spiaggiati risalenti a parecchi anni fa. Nato dall’idea di Enzo Suma, professione guida naturalistica, Archeoplastica prende vita dopo il ritrovamento di una bomboletta spray facilmente databile alla fine degli anni ‘60 grazie al prezzo e ad altre informazioni riportate sull’etichetta. La raccolta di questi oggetti, disponibile online, è continuata ed è possibile, attraverso questi reperti, fare un vero e proprio viaggio fra i consumi e le abitudini del nostro passato prossimo. Proprio il perfetto stato di conservazione dei ritrovamenti ha fatto nascere una riflessione sulla necessità di ripensare la gestione di questo materiale, soprattutto per quanto riguarda il fine vita dei contenitori in plastica. Che, è vero, ci sbloccano un sacco di ricordi, ma sono la prima causa di inquinamento delle nostre spiagge.