Ci risiamo: a fine mese “cambia l’ora”. L’ultimo fine settimana di ottobre, per la precisione la notte fra sabato 29 e domenica 30, anche quest’anno segnerà il passaggio dall’ora legale a quella solare. Sarà piacevole dormire un’ora in più, ci sentiremo leggermente disorientati al risveglio  e quasi tutti avvertiremo un po’ di malinconia quando il sole tramonterà un’ora prima.

 

Se di solito il cambio dell’ora è un tiepido argomento di conversazione, quest’anno il dibattito è ben più acceso a causa della crisi energetica internazionale. Mantenere tutto l’anno l’orario estivo, il cosiddetto “Daylight saving time” sarebbe un modo per risparmiare energia. Ne è convinta la società Italiana di Medicina Ambientale, secondo cui “il passaggio permanente all’ora legale consentirebbe di guadagnare un’ora di luce e calore solare ogni giorno e, considerati gli attuali prezzi del gas, determinerebbe nel nostro paese risparmi sui consumi di energia stimabili in circa 1 miliardo di euro solo nel primo biennio”. E i vantaggi sarebbero anche ambientali: sempre secondo i calcoli Sima, il risparmio energetico derivante dall’adozione permanente dell’ora legale consentirebbe di tagliare le emissioni climalteranti per un totale di 200.000 tonnellate di CO2 lanno.

 

Oltre a conseguenze su ambiente ed energia, non sono poche le persone che “soffrono” il passaggio da un orario all’altro, lamentano malessere, stanchezza, fatiche, difficoltà di concentrazione e stress.

 

Un cambiamento tecnicamente possibile, dal momento che già dal 2018 il Parlamento Europeo aveva lasciato gli stati membri liberi di decidere se utilizzare o meno il doppio orario. Al momento non sembra che si vada verso un’abolizione del cambio dell’ora, in Italia in vigore in modo definitivo dal 1966, dopo essere stato introdotto come misura emergenziale durante le Guerre Mondiali, ma il dibattito resta aperto.