L’auto elettrica rappresenta il simbolo della mobilità sostenibile del futuro, eppure uno degli aspetti che maggiormente frenano la diffusione delle e-car è legato alle batterie: costose, dalla vita breve e piuttosto inquinanti. Su questo nodo si è focalizzata l’attività di Remodule, idea di start up formata da sei giovani (Michele Franceschetti, CEO, Antonino Andreacchio, CFO, Marco Mostarda, COO, Luca Dallara, CTO, Mattia Stighezza, Lorenzo Tapini, CMO) e premiata lo scorso anno con il Premio Speciale Repower per l’Innovazione all’interno della piattaforma 2031. 

“Stiamo creando la nostra prima linea di testing”, spiega Antonino Andreacchio, “un apparecchio costituito da diverse componenti elettroniche che permette di testare le celle dei pacchi batteria delle auto elettriche e ibride. L’idea è quella di controllare e analizzare quelle celle, per certificare e rivendere le componenti che possono essere ancora utilizzabili”. Così facendo, oltre al risparmio economico, i benefici per l’ambiente sarebbero molti: riduzione dell’impatto ambientale delle batterie dismesse e prolungamento della vita utile con un minimo impiego di risorse. 

“L’obiettivo è quello di creare una filiera di economia circolare delle batterie ed evitare lo smaltimento delle componenti che possiedono ancora elevato potenziale”. In che modo? “Le parti ancora utilizzabili di questi pacchi batteria possono vivere una seconda vita in altri contesti, come all’interno delle colonnine di ricarica o negli accumulatori degli impianti fotovoltaici, ma stiamo comunque valutando la possibilità di applicazioni ancora diverse”.

Una storia, quella di Remodule, nata all’interno del Tacc – Training For Automotive Companies Creation – progetto voluto dall’Università di Modena per mettere in contatto studenti di varie facoltà e permettere loro di collaborare e dare vita a nuovi progetti in ambito automotive. “Siamo nati nel 2019 e siamo formati da due divisioni, una più tecnica e una economica, che lavorano in sinergia per lo sviluppo della tecnologia, l'analisi di mercato e la redazione del business plan”. 

Prossimo step del progetto? “Ci troviamo nella fase di ricerca e sviluppo, quindi l’obiettivo più prossimo è quello di prototipare la linea di testing, per poi ottenere i primi lotti di celle da testare e così validare definitivamente il progetto. Non dobbiamo dimenticarci che il ruolo fondamentale del progetto è anche quello di dare il nostro contributo in ottica di sostenibilità ambientale. Ci rendiamo conto che l’impatto più rilevante che un soggetto può avere nella filiera automotive è una ricaduta ambientale positiva. Bisogna riuscire a ridurre le emissioni e l’inquinamento. Tutta la nostra generazione è molto attenta a queste tematiche. Infatti, notiamo tra i nostri coetanei grande interesse e spirito di iniziativa e vorremmo che continuasse a crescere il numero di realtà giovani e innovative come la nostra, anche perché spesso ci capita di essere i più giovani agli eventi in cui partecipiamo. Vorremmo che tutta la filiera dell’innovazione fosse incentivata, che la struttura delle start up in Italia crescesse in valore e a livello dimensionale”.

Un auspicio condiviso anche da Repower, che ha premiato Remodule nel 2020. “Grazie al Premio Speciale Repower per l’Innovazione, abbiamo avuto la possibilità di fare networking ad alto livello, di entrare in contatto con interlocutori importanti all’interno della filiera, di dare visibilità al progetto e di avere incontri tecnici, mentorship, con delle figure interne all’azienda che ci hanno dato supporto in diverse attività. Si è trattato di un’esperienza fondamentale per lo sviluppo del nostro progetto”, conclude Andreacchio.