Cosa c’è dietro un capo di abbigliamento di alta qualità? Creatività, stile, ricerca, ispirazione. Certamente, ma anche una buona dose di ingegneria. Che è il settore di cui si occupa Pattern: progettazione, prototipazione e costruzione dei capi per i top brand della moda internazionale. Fondata nel 2000 da Fulvio Botto e Francesco Martorella, che oggi sono presidente e vicepresidente, oltre che azionisti di maggioranza, è guidata dal 2012 dal ceo Luca Sburlati.

Nei suoi primi dieci anni di vita, l’azienda diventa un punto di riferimento per quanto riguarda il capo spalla maschile. “Segue poi una fase di crescita, evoluzione, integrazione al proprio interno di processi e anche due acquisizioni di brand – racconta Luca Sburlati – Roscini Atelier, azienda umbra operante nel womenswear, e S.M.T., realtà emiliana leader nel comparto maglieria”.

L’obiettivo di queste operazioni è quello di creare il polo italiano nella progettazione del fashion di lusso. Alla base del progetto, l’idea di mettere insieme tre valori: innovazione di prodotto e di progettazione; dotarsi delle migliori risorse, in modo da crescere e far crescere poli di competenza e distretti territoriali; lavorare nel segno della sostenibilità. “Quello della sostenibilità è un valore in cui crediamo ed è per questo che, dal 2012, ci siamo dotati di certificazioni riguardanti noi stessi e la nostra filiera, in un’epoca in cui eravamo quasi gli unici a farlo. Dall’esterno, spesso ci dicevano che si trattava di operazioni che avrebbero aumentato i costi, ma noi sapevamo che, al contrario, stavamo facendo un investimento. Dal 2015 abbiamo un bilancio di sostenibilità secondo i principi internazionali GRE e stiamo lavorando per diventare carbon neutral entro il 2023. Il piano per arrivarci è complesso ed è costituito da tante azioni che abbracciano diversi ambiti: dal miglioramento dei processi a una gestione green dell’energia, passando per gesti semplici, come quello di sostituire nei nostri stabilimenti le bottigliette d’acqua in plastica con borracce in alluminio ed erogatori”.

Per quanto riguarda l’approvvigionamento di energia, lo stabilimento di Torino è in geotermia: “Otteniamo riscaldamento e raffreddamento da un impianto geotermico situato a 100 metri sottoterra. Inoltre, abbiamo istallato anche dei pannelli solari e l’insieme di queste azioni ha reso lo stabilimento carbon positive. A livello di produzione, ricicliamo i tagli e gli scarti tessili delle lavorazioni attraverso una ditta specializzata. Quello del riciclo è sicuramente un tema importante, ma forse la questione fondamentale è a monte, cioè quella di mettere a punto processi di produzione a partire dai principi dell’economia circolare. Vogliamo essere champion della circolarità.  La nostra flotta è ibrida e, per quanto riguarda la fornitura di energia, abbiamo scelto di affidarci a Repower perché la loro energia è rinnovabile e certificata, ne conosciamo la provenienza. Per noi si è trattato di un passo e di un passaggio coerente con i valori che hanno da sempre animato la nostra attività: non solo business, quindi, ma anche responsabilità nei confronti del territorio, delle persone che lo vivono e delle generazioni future”.