#Trend: la mobilità elettrica in Italia in tre punti, dal White Paper di Repower
Elettrico sì, elettrico no: tra dubbi, rallentamenti, e la scelta non più rinviabile della sostenibilità nel settore dei trasporti, il mercato delle auto elettriche in Italia si trova a un bivio. Proviamo a capire cosa sta succedendo in tre punti, dal primo capitolo del White Paper di Repower, “La mobilità sostenibile e i veicoli elettrici”, un’analisi approfondita dei principali trend sulla mobilità sostenibile in Italia e nel mondo.
In Italia l’elettrico sconta la crisi dell’automotive – Il 2024 è stato un anno di stallo per il settore automobilistico italiano, con una diminuzione dello 0,5% delle immatricolazioni, dovuta soprattutto al costo sempre più alto delle auto. Anche il settore delle elettriche pure (BEV) sconta questo problema, con un calo dell’1% delle immatricolazioni, e una quota d mercato del 4,2%, stabile ma ancora decisamente inferiore rispetto ad altri Paesi come Regno Unito (quota di mercato del 19,6%) Francia (16.9%) e Germania (13,5%). In Italia, le maggiori immatricolazioni di auto elettriche sono soprattutto nel Nord Est, seguito da Nord Ovest, Centro e infine Sud e Isole, fanalini di coda. Le Regioni del Nord totalizzano complessivamente 40.178 immatricolazioni di elettriche, contro le 24.805 di Centro, Sud e Isole messi insieme.
Punti di ricarica – Continuano a crescere le infrastrutture di ricarica nel nostro Paese: al 30 settembre, i punti di ricarica pubblici erano 60.339, in crescita del 28% rispetto al settembre 2023. Anche qui, però, rimangono forti disparità territoriali: i punti di ricarica sono per il 58% al Nord, seguito da Sud e Isole (22%) e Centro (20%). In autostrada sono triplicati in due anni, ma solo il 42% delle stazioni di servizio hanno stazioni di ricarica. La strada è tracciata, quindi, ma ancora lunga.
La sostenibilità è un privilegio? – Non mancano dati a sostegno di questa ipotesi: le disuguaglianze territoriali e sociali, infatti, continuano a pesare. La mobilità sostenibile in città – in bus, biciclette e a piedi – si concentra nei Comuni italiani con redditi medi sopra ai 25mila euro, dove tocca il 39,6% degli spostamenti, mentre nei territori più poveri, con redditi medi inferiori ai 15mila euro, crolla al 20,6%: qui l’auto, non elettrica, domina ancora incontrastata. Il motivo? La mancanza di infrastrutture: le città più ricche hanno una rete più capillare di trasporti sostenibili e integrati, mentre i Comuni più poveri, soprattutto al Sud, rischiano di restare bloccati in un circuito vizioso fatto di carenza di infrastrutture, dipendenza dall’auto e conseguenze ambientali negative. Secondo il White Paper di Repower, il problema può essere risolto con investimenti mirati nelle aree più svantaggiate, perché la mobilità sostenibile, da “privilegio”, diventi davvero un’opportunità per tutti.
Vuoi saperne di più sui dati e trend sulla mobilità sostenibile in Italia? Non perdere il primo capitolo del White Paper, lo trovi qui.